Analisi del ciclo di vita (LCA) nell’industria cosmetica: come migliorare la performance ambientale dei prodotti
Nei nostri 25 anni di lavoro al fianco di aziende del settore cosmetico e della detergenza, abbiamo visto spesso la stessa situazione: c’è la volontà di rendere i prodotti più sostenibili, ma non sempre è chiaro da dove iniziare. Si adottano iniziative utili, dall’uso di materiali riciclati all’installazione di impianti fotovoltaici, che vanno nella direzione giusta, ma che in molti casi non sono inserite in una strategia costruita su dati solidi.
Il punto è proprio questo: senza una lettura chiara degli impatti ambientali, il rischio è intervenire su aspetti secondari e trascurare le criticità e le opportunità di miglioramento più rilevanti. In altre parole, si agisce, ma non sempre dove conta davvero.
È qui che entra in gioco l’Analisi del Ciclo di Vita (LCA). Si tratta di una metodologia che permette di valutare gli impatti ambientali di un prodotto lungo tutte le fasi del suo ciclo di vita, dalla scelta delle materie prime alla produzione, dall’uso fino al fine vita. È uno studio articolato, ma proprio per questo offre una conoscenza approfondita del prodotto, dei processi e della supply chain.
In Chimica HTS utilizziamo l’LCA non solo per misurare gli impatti ambientali, ma per trasformare i dati in indicazioni utili alle decisioni aziendali. Quando lavoriamo su questi progetti, vediamo spesso che uno studio ben impostato aiuta a individuare con maggiore chiarezza dove intervenire per migliorare davvero la performance ambientale del prodotto. Di seguito riportiamo alcuni esempi concreti di come l’LCA possa supportare le aziende cosmetiche a conoscere meglio il profilo ambientale dei propri prodotti e nel prendere decisioni più efficaci.
Individuare gli hotspot ambientali per intervenire dove conta davvero
Uno dei contributi più utili dell’LCA è la capacità di individuare gli hotspot ambientali permettendo alle aziende di concentrare tempo, risorse e investimenti dove il miglioramento può essere davvero significativo.
In molti prodotti cosmetici, una quota rilevante dell’impatto ambientale si concentra nella fase di estrazione delle materie prime.1 Alcuni ingredienti specifici possono incidere in modo sproporzionato sul profilo ambientale della formula. Un caso interessante emerge dallo studio di Rudolf et al. (2024), in cui l’impiego di nanoparticelle d’oro in una crema cosmetica arriva a rappresentare il 60,7% del potenziale di cambiamento climatico del prodotto.2
Nel caso dei prodotti da risciacquo, come shampoo e detergenti, la fase d’uso può avere un peso rilevante: il consumo di acqua calda da parte del consumatore può rappresentare tra il 50% e il 75% dell’impronta di carbonio totale del prodotto.3
In altri casi, la fase produttiva può diventare decisiva. Nella produzione di emulsioni cosmetiche, ad esempio, il riscaldamento e il raffreddamento possono rappresentare fino al 95% dell’energia totale utilizzata nella fase di produzione.4 Alcuni studi comparativi mostrano inoltre che il passaggio da un processo di emulsificazione a caldo a una configurazione “hot-cold” può ridurre il consumo di energia termica tra l'82% e l'86%.5, 6
Ecodesign del packaging: oltre la semplice scelta del materiale
Nel settore cosmetico, il packaging è spesso il primo elemento che il consumatore associa alla sostenibilità del prodotto. L’LCA, però, mostra che la sua performance ambientale non dipende solo dalla scelta del materiale, ma da un insieme di fattori progettuali che vanno valutati nel loro insieme.
La ricerca scientifica evidenzia che la dematerializzazione (riduzione del peso dell’imballaggio) e l’utilizzo di materiale riciclato post-consumo (PCR) sono le strategie più efficaci. Dallo studio di Vassallo et al. (2024) emerge che l’impiego di materiali riciclati al 100% può portare a una riduzione dell’impatto compresa tra il 42% e il 60%.7
La tipologia di packaging primario è anche un fattore da valutare. In uno studio comparativo tra diversi sistemi di erogazione, Rathore et al. (2023) hanno mostrato come le pompe airless possono risultare più sostenibili rispetto ai sistemi tradizionali con tubo di immersione, poiché riducono drasticamente il residuo di lozione che rimane inutilizzato nel flacone.8
Sfatare i miti con i dati
Uno dei contributi più interessanti dell’LCA è la capacità di mettere in discussione alcune convinzioni molto diffuse nel settore. Una delle più comuni è che concetti come “naturale” o “circolare” significhino automaticamente “più sostenibile”. In realtà non è sempre così. Di seguito riportiamo due esempi molto concreti.
In un'analisi comparativa su diversi antiossidanti naturali e sintetici, Pagels et al. (2022) hanno mostrato come l’estratto di tè verde ha in alcuni casi un impatto superiore rispetto a ingredienti come le alghe o la vitamina C di sintesi, proprio per il peso della fase agricola nel ciclo di vita. Questi studi mettono in evidenza la necessità di migliorare il profilo ambientale della produzione di materie prime naturali sia aumentando la scala, sia ottimizzando i processi.9
Un esempio di circolarità che però può avere un impatto ambientale alto è il caso dell’aquafaba, l’acqua di cottura dei legumi, che può essere utilizzata come emulsionante. L’analisi LCA condotta da Rossi et al. (2026) mette in guardia i produttori sul fatto che, se viene trasformata in polvere tramite spray-drying, l'impatto energetico del processo può superare quello degli emulsionanti petrolchimici tradizionali. In questi casi, mantenere l’ingrediente in forma liquida può risultare la scelta più coerente con l’obiettivo di ridurre gli impatti ambientali.10
L’analisi del ciclo di vita come supporto alle decisioni strategiche
Ogni volta che lavoriamo su uno studio LCA, vediamo che il vero valore non sta solo nel risultato finale, ma soprattutto nella qualità delle informazioni che mette a disposizione dell’azienda. Per questo, in Chimica HTS utilizziamo l’approccio di ciclo di vita per aiutare le imprese a costruire un database utile alle decisioni su sviluppo prodotto, scelta delle materie prime, selezione dei fornitori e organizzazione dei processi.
Per noi, svolgere uno studio LCA non significa soltanto quantificare un impatto ambientale. Significa fornire una conoscenza più approfondita del prodotto e della sua filiera, così da supportare decisioni tecniche e gestionali più consapevoli.
Bibliografia:
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Rudolf, R.; Majeriˇc, P.; Pintariˇc, Z.N.; Horvat, A.; Krajnc, D. Life Cycle Assessment (LCA) of the Impact on the Environment of a Cosmetic Cream with Gold Nanoparticles and Hydroxylated Fullerene Ingredients. Appl. Sci. 2024, 14, 11625.
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Koehler, A., & Wildbolz, C. Comparing the environmental footprints of home-care and personal-hygiene products: The relevance of different life-cycle phases.
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Vassallo, N.; Refalo, P. Reducing the Environmental Impacts of Plastic Cosmetic Packaging: A Multi-Attribute Life Cycle Assessment. Cosmetics 2024, 11, 34. https://doi.org/10.3390/cosmetics11020034
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Rathore S, Schuler B, Park J. Life cycle assessment of multiple dispensing systems used for cosmetic product packaging. Packag Technol Sci. 2023;36(7):533-547. doi:10.1002/pts.2729
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Pagels, F.; Arias, A.; Guerreiro, A.; Guedes, A.C.; Moreira, M.T. Seaweed Cosmetics under the Spotlight of Sustainability. Phycology 2022, 2, 374–383. https://doi.org/10.3390/phycology2040021
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Rossi, E.; Bassi, G.; Cespi, D.; Passarini, F. Comparative Life Cycle Assessment of Aquafaba: Applications in the Food and Cosmetic Sectors and Comparison with Conventional Alternatives. Environments 2026, 13, 30.
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Rocca, R., Acerbi, F., Fumagalli, L. et al. Development of an LCA-based tool to assess the environmental sustainability level of cosmetics products. Int J Life Cycle Assess 28, 1261–1285 (2023)